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Foursquare è un’opportunità da non sottovalutare

Logo Foursquare

Mi è capitato recentemente di partecipare a diverse inaugurazioni di attività commerciali, tutte orientate ad un target abbastanza giovane: pizzerie trendy, paninerie fighette, gelaterie naturali e quant’altro.
Insomma, per farla breve, tutti gli avventori avevano in mano un iPhone.

Qual è il problema l’avrete capito: nessuno di loro usava bene Foursquare.
In particolare due/tre location le ho aggiunte io durante l’inaugurazione e altre erano inserite sì, ma o con dati sbagliati o con addirittura il proprietario come Mayor.

Questo segnala un’enorme sottovalutazione dello strumento, sia per completa ignoranza della sua esistenza, sia perché quando lo si conosce non si capisce bene come poterlo usare per migliorare il proprio business.

Vediamo qualche punto di forza di Foursquare, tanto per capire meglio qual è la sua utilità reale.

  1. È gratis. Essì, gestire una venue sul social network non comporta (almeno ad oggi) costi. Questo potrebbe essere già un motivo per indurre un gestore di un’attività a dedicargli del tempo. Male che va non si è perso nulla!
  2. Il numero di utenti. Le stime in questo caso vanno e vengono, ci sono analisi più o meno confortanti in tal senso. Non penso che però ci si debba focalizzare sui numeri. Foursquare è una di quelle cose che prima o poi tutti gli utenti di iPhone o Android vogliono provare. Quindi perché non sfruttare i geek, o solo i curiosi, per emergere dal mucchio?
  3. Le opportunità di fidelizzazione. Certo, in una nazione in cui uno strumento eccellente come Groupon viene usato solo per dare sole magistrali ai clienti capitalizzare al massimo, invece che investire sul futuro, è difficile parlare di fidelizzazione. Però, tornando al punto 1, è un’opportunità di farsi conoscere e mantenere i clienti a costo zero. E con un po’ di fantasia si possono creare offerte ricorrenti che spingano i clienti a tornare da voi, e a restarci.

Insomma i punti sono abbastanza chiari quindi, cari gestori, perché non lo usate?
E gli esempi in Italia ci sono già.
Basti pensare a Coin, che offre la Coincard Easy, valore 5€ ai Mayor (trovate una bella intervista su Foursquare Italia), ma anche a Samsonite che ha iniziato un concorso nei suoi negozi. Oppure a molti caffè letterari che, apprezzabilmente, hanno capito il valore e riescono ad emergere proponendo anche promozioni ricorrenti.

L’opportunità c’è, bastano pochi step per prendere il controllo della propria attività e iniziare a pubblicare offerte speciali a chi fa check-in da voi.

E ricordatevi che questo marchio
Foursquare Special Here
può fare la differenza quando si cerca un posto dove andare.

Fosse anche un caffè. Ma perché non provarci?

Federico


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Io non sono (d)efficiente!

Non so quanto ascoltiate la radio ma se lo fate con assiduità, e in particolare se ascoltate Radio24 (al momento forse i contenuti migliori dell’etere), non potete non averlo sentito.

È lo spot che vi da del defficiente. No, non ho sbagliato a scrivere ma dice proprio così.

“Ehi defficiente? Mi senti defficiente?
Sto parlando proprio con te defficiente che non sei altro!”

Dopo una serie di frasi così, dette con tono autoritario stile Sergente Hartman (ma senza parolacce), arriva il messaggio. Come avrete immaginato la d-efficienza di cui si parla è quella energetica, e il committente vuole farvi capire che usando i suoi prodotti spenderete di meno. Sarete finalmente efficienti (e non deficienti defficienti).

Di questa pubblicità se n’è parlato molto, anche su Radio24 ne ha parlato Gianluca Nicoletti a Melog (potete ascoltare il podcast qui).

Il problema qual è? Come detto in trasmissione da alcuni esperti e come visto dalle reazioni di gran parte del pubblico della radio, il mezzo scelto è stato completamente sbagliato da chi ha ideato la campagna.

Nessun fruitore di radio avrebbe mai pensato una cosa del genere. Perché chiunque ascolti la radio sa che è forse il medium più intimo per il suo utente. È quella che ci accompagna quando facciamo qualche altra cosa, che fa da sottofondo ad un azione (farsi la doccia, vestirsi, guidare, fare sport). Allo stesso tempo però influisce sulla nostra mente come se fosse una persona presente con noi mentre facciamo quella cosa. Come se stessimo in auto parlando con un amico, o a casa discutendo con un parente.

Fare uscire dall’altoparlante un insulto, all’improvviso e con quel tono, crea immediatamente un senso di rottura col medium, che provoca o lo spegnimento della radio, o il cambio di canale, o la perdita d’attenzione.

Io stesso avrò sentito decine di volte lo spot, eppure non ricordo il nome del prodotto, perché dopo gli insulti interrompo l’attenzione e non ascolto altro.

E non parliamo di provocazione, perché è vero che ne sto parlando anche io, ma questo non significa che ha raggiunto il suo scopo.
Lo scopo è raggiunto quando si fa girare il brand, come ha ricordato Oliviero Toscani proprio nella puntata di Melog linkata sopra.
Ma proprio Toscani, partito in tromba a difendere le pubblicità “politicamente scorrette”, fa marcia indietro quando capisce che magari in TV o sulla carta stampata poteva avere un senso. Perché, tanto per fare un paragone, lui faceva immagini su manifesti con il logo del brand in bella vista. E le immagini “provocatorie” venivano appunto riprese da tutti.

Ovvero: medium perfetto + creatività e provocazione perfette = risultato garantito.

Ma in radio no, in radio stai solo offendendo i tuoi potenziali clienti. E questo non mi sembra proprio un buon modo per fare spot.

Ci sarebbe qualcosa da dire anche sul committente, sempre intervistato da Nicoletti, però non vorrei mettere troppa carne al fuoco.
Ne riparleremo sicuramente quando analizzeremo un altro errore di questo tipo. Perché ce ne saranno in quantità.

Federico

P.S. La pubblicità per ora è stata sospesa, quindi forse un po’ di problemi di ritorno li ha avuti. Secondo il committente dovrebbe però riprendere, magari in altre forme. Vedremo.

P.P..S. No, il titolo è corretto e non è provocatorio: io ho tutte lampadine a risparmio energetico. Ma non di quella marca.